17/03/08

Gli utili e gli inutili

La campagna elettorale in atto evidenzia il silenzio pressoché assoluto sui problemi della povertà in Italia e di conseguenza di coloro che se ne occupano, nonostante i numeri consistenti: volontariato, cooperazione sociale, nazionale e internazionale, servizio civile sembrano non esistere (non è un caso che nelle liste dei candidati non abbiano trovato posto persone proveniente da questo impegno). Nessun accenno a uno sviluppo che faccia appello alla solidarietà, all'equità, alla gratuità. Oltre la tristezza e la rabbia, è forse utile capire che cosa sta avvenendo.
Siamo al termine di una politica, iniziata negli anni "70, che pensava di risolvere, con investimenti e risorse aggiuntive, i temi forti del welfare: poveri, disabili, marginali, famiglie numerose. Progetti di socializzazione, di inserimento lavorativo, politiche di integrazione sono diventate oggi parole incomprensibili. Il cambio è epocale. Gli appelli dicono: far ripartire la macchina dei consumi; la povertà è un fenomeno endemico di ogni società. Inutile combatterla, meglio rafforzare chi è produttore e consumatore.
Nessuno dice quale sarà la conclusione di questa impostazione: poveri e deboli saranno affidati all’elemosina. Un richiamo antico, molto antico. Da una parte chi è utile, dall’altra chi è inutile. I primi hanno la dignità di cittadini, i secondi vivranno da assistiti. Gli Stati Uniti insegnano.
Il motivo che ha indotto a simili conclusioni è la spinta dei produttori/consumatori che non hanno sufficienti risorse. In uno schema di consumismo, la richiesta non distingue tra consumi essenziali e voluttuari. Occorrono sempre più risorse; da qui le promesse di politiche di sostegno economico e assistenziale, purché dirette alla produzione. In questo schema liberistico non c’è posto per i marginali, comunque essi siano e dovunque vivano.
Al nuovo schema non si oppongono voci critiche: non le imprese, non i sindacati, non la Chiesa. Il mondo delle imprese chiede agevolazioni a basso costo, quello dei lavoratori tutele, la Chiesa è tutta spostata sui temi della bioetica. I partiti rispondono con promesse ridicole: meno tasse, più servizi. Una contraddizione matematica non giustificabile nemmeno da bugie di campagna elettorale.
Siamo alla vigilia dell’esplosione economica: con la globalizzazione i termini dello sviluppo si sono accelerati, con popoli vecchi diventati incapaci a reggere processi economici consistenti. Stanno loro sfuggendo anche le risorse di cui erano assoluti possessori fino a ieri: la finanza e la tecnologia. Nonostante questo, nessuno che ripensi lo schema economico di base. Nessuno che consideri come, nel futuro che ci attende, i ricchi si assomiglieranno ovunque e sempre più nella loro sfacciata opulenza, mentre i poveri saranno livellati nel disprezzo, nell’abbandono e nella fame, a prescindere dal mondo a cui appartengono.
E’ per questo motivo che non siamo entusiasti dei programmi elettorali (eccetto rarità). Non solo perché sono vecchi e stantii, ma soprattutto perché ingiusti.

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